Articolo pubblicato su ancoraonline.it il 3 marzo 2026
di Carletta Di Blasio
“Come ci hanno ben spiegato papa Francesco nell’enciclica ‘Fratelli tutti’ e papa Leone XIV già a partire dal suo primo discorso come pontefice, l’unica speranza che abbiamo oggi è quella di custodire l’umano, cioè di diventare custodi degli altri attraverso la costruzione di relazioni improntate al dialogo, al rispetto delle singole culture e alla pace. È l’assolutizzazione della propria identità che porta al conflitto e a volte si trasforma in violenza, mentre la fraternità universale della Pentecoste si realizza nella diversità, che Dio benedice. Noi possiamo e dobbiamo essere generatori di spazi che sappiano far incontrare e conoscere le paure di chi deve essere accolto con le paure di chi accoglie. Per far maturare questa nuova solidarietà universale sono necessari una conversione del cuore ed un cammino educativo concreto“.
Con queste parole Franco Veccia, delegato regionale Marche, riassume le riflessioni maturate durante il 10° Seminario Nazionale di Pastorale Sociale e del Lavoro, che si è concluso Domenica 1 Marzo, a Brindisi, dopo quattro giorni di lavori.
All’appuntamento, dal titolo “Ogni Comunità, casa della Pace. Educare alla Pace e alla Nonviolenza“, hanno partecipato anche altri rappresentanti delle Diocesi marchigiane.
Gettare le fondamenta della “Casa della Pace”: il compito della comunità cristiana
I lavori del 10° Seminario Nazionale si sono aperti Giovedì 26 Febbraio con un incontro molto interessante presso l’Autorità Portuale di Brindisi, dove sono intervenuti due ospiti d’eccezione: don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro, e il prof. Luigino Bruni, professore ordinario di Economia Politica presso la LUMSA di Roma e promotore, con Stefano Zamagni, della Scuola di Economia Civile.
“L’incontro è stato molto significativo – racconta il delegato regionale Veccia – in quanto abbiamo affrontato temi come l’educazione alla pace e alla nonviolenza e, partendo dal sogno di Isaia (Is 2), abbiamo avuto l’opportunità di riflettere sul ruolo della comunità cristiana nella promozione della pace e della giustizia. La giornata è stata un’occasione unica per confrontarsi e condividere esperienze, prospettive e impegni concreti per costruire insieme una società più giusta e solidale”.
Abitare la “Casa della Pace”: il contributo di ogni persona
La seconda giornata del Seminario, quella di Venerdì 27 Febbraio, è stata tutta dedicata alla gestione dei conflitti: dove e come nascono, come vanno abitati per trasformarsi in vie della pace, come possono essere superati, disinnescando l’odio e le radicalizzazioni polari. Tra gli ospiti illustri che si sono alternati sul palco, ci sono stati fra’ Alessandro Mastromatteo, vice postulatore della causa di beatificazione di don Tonino Bello, profeta della “pace disarmata” predicata da papa Leone XIV, la dott.ssa Alessandra Morelli, esperta in diplomazia umanitaria, già funzionaria ONU per i rifugiati, e il prof. Bruno Mastroianni, giornalista e docente all’Università di Padova.
“Venerdì mattina siamo entrati ancora più nelle profondità del tema discusso, analizzando nel dettaglio le cause dei conflitti, i meccanismi che si innescano nelle persone e le possibili strade di pace che ognuno di noi può fare per abitarli e superarli. La giornata è stata anche l’occasione per visitare la città di Brindisi, che non è stata scelta casualmente come sede del Seminario Nazionale: la comunità brindisina, infatti, è stata molte volte ‘Casa della Pace‘ e nel pomeriggio abbiamo visitato molti luoghi significativi, alcuni noti e altri meno noti, che sono stati scenari di eventi di accoglienza, pace e solidarietà. Su tutti mi ha emozionato maggiormente il porto della città, dove in un solo giorno, il 7 Marzo del 1991, furono accolti con gesti di solidarietà e di fratellanza 28mila profughi provenienti dall’Albania”.
Progettare costantemente la “Casa della Pace”: il ruolo delle istituzioni
Nella terza giornata, quella di Sabato 28 Febbraio, si è parlato di come il desiderio di una “Casa della Pace” debba essere tradotto con gesti ed azioni concrete, affinché possa essere davvero costruita. Tra gli ospiti due illustri accademici: il prof. Tommaso Greco, docente di Filosofia del Diritto presso l’Università di Pisa, e la prof.ssa Antonia Chiara Scardicchio, associata di Pedagogia Generale e Sociale, delegata del Rettore alle soft skills presso l’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari.
“Domenica – afferma Veccia – abbiamo approfondito il ruolo delle istituzioni e del diritto nella costruzione di una solidarietà universale, accompagnando la giornata con il motto ‘Se vuoi la pace, prepara la pace!‘, un monito per tutti a progettare con costanza azioni concrete: l’attivazione di canali di dialogo, il sostegno alle politiche del disarmo, l’impegno nella riduzione della povertà e delle disuguaglianze, il rafforzamento del diritto internazionale, l’utilizzo della diplomazia, la partecipazione attiva alla vita politica, la progettazione di azioni pastorali specifiche“.
Educare nella “Casa della Pace”
Ieri, Domenica 1 Marzo, infine, le quattro intense giornate di lavoro si sono chiuse con l’intervento della prof.ssa Claudia Mazzucato, docente di Diritto Penale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha parlato di giustizia riparativa e riconciliazione.
“La prof.ssa Mazzucato – dichiara il delegato regionale Veccia – ha spiegato quanto sia importante un approccio al reato che superi la logica punitiva e miri invece a riparare il danno causato attraverso il dialogo volontario tra autore, vittima e comunità. È infatti proprio la ricostruzione delle relazioni e della fiducia, che permette di superare il conflitto senza cadere nella vendetta“.
Conclude Veccia: “In questi giorni è stato bello condividere pensieri e momenti con altre persone provenienti da tutta Italia, in special modo con gli altri delegati marchigiani: Giovanni e Laura per la Diocesi di Fano; Enea, Veronica e Gianmaria per la Diocesi di Senigallia; don David per la Diocesi di Macerata; Marco e Anna per la Diocesi di Fermo. Con loro e con tutti gli altri ci siamo fermati a pregare e a celebrare l’Eucaristia, momenti durante i quali il nostro pensiero è andato alle popolazioni, alle famiglie e ai bambini, che vivono il dolore e la devastazione causati dalla guerra. Sappiamo infatti che la guerra è un inganno, un abisso irreparabile. Le armi non costruiscono la pace, ma feriscono l’umanità.
Torniamo a casa portando in valigia molte riflessioni significative, alcuni strumenti utili per continuare a costruire la ‘Casa della Pace’ e la consapevolezza che l’entusiasmo che abbiamo rinnovato a Brindisi vada speso in un impegno concreto nell’educare alla pace e alla solidarietà. Un impegno umano da portare fino ai confini del mondo: quello di tracciare sentieri che superino la violenza, nella cura dell’altro, nella pratica della misericordia e della fraternità. Per una pace che, come ci ha suggerito papa Leone XIV, sia disarmata e disarmante. Per dire forte e chiaro: mai più la guerra! Riporteremo tutte queste sollecitazioni nelle nostre comunità, con il desiderio di realizzarle concretamente”.
